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giovedì 31 luglio 2014

Paccheri co' cuoccio

Il " cuoccio " , conosciuto in italiano come  "gallinella " o " capone ", è un pesce abbastanza comune nel Mediterraneo. E' caratterizzato da una grande testa e dalle pinne pettorali molto ampie a forma di ali dai colori vivaci.
Le sue carni sono bianche e sode. Se di piccola taglia vengono utilizzati per le zuppe, ma si possono preparare dei meravigliosi sughi per condire la pasta, specialmente quando disponiamo di pesci di taglia più grande.
Per preparare questo meraviglioso piatto di pasta ho utilizzato uno splendido " cuoccio " di circa 1


Ingredienti per 4
1 cuoccio (galinell,capone) di circa 800/1000 gr.
Pomodorini del piennolo  350 gr
aglio 1 spicchio
olio EV qb
prezzemolo
paccheri di gragnano 450 gr
peperoncno ( se lo gradite )
sale qb

Preparazione
Lavate e pulite il cuoccio. Squamatelo. In una capiente padella fate soffriggere in olio EVO lo spicchio d'aglio. Dopo qualche minuto toglietelo e mettete il cuoccio. Fatelo rosolare qualche minuto, quindi aggiungete i pomodorini e cuocete per tre/quattro minuti. Aggiungete  uno o due bicchieri d'acqua e portate a cottura a fuoco moderato ( 20/25 minuti, dipende dalla taglia del pesce ).
Quando il cuoccio sarà cotto toglietelo dalla padella e sfilettatelo.Aggiungete i filetti ai pomodorini ed amalgamate il tutto. Il cuoccio ha un sapore forte e deciso quindi potrebbe non essere necessario aggiungere il sale, quindi assagiate il sugo e regolatevi di conseguenza.
 Fate cuocere in abbondante acqua salata i paccheri, scolateli, passateli nella padella con il sugo per qualche minuto ed impiattate terminando con una manciate di prezzemolo tritato.

Buon appetito!


lunedì 13 gennaio 2014

vermicelli alla puttanesca


Tra i tanti piatti della cucina napoletana questo è uno dei più conosciuti al mondo. In qualunque parte del mondo troverete un ristorante che vi presenta questo squisito primo piatto. Arthur Schwartz nel suo " Naples at table " (Napoli a tavola) scrive :
[...] Per quanto riguarda la sua origine etimologica, (il termine puttanesca) è stato oggetto degli sforzi di immaginazione di molti studiosi, che hanno tentato in ogni modo di trovare la soluzione all’enigma. Alcuni dicono che il nome di questa ricetta derivò, all’inizio del secolo, dal proprietario di una casa di appuntamenti nei Quartieri Spagnoli, che era solito rifocillare i propri ospiti con questo piatto, sfruttandone la rapidità e facilità di preparazione. Altri fanno riferimento agli indumenti intimi delle ragazze della casa che, per attirare e allettare l’occhio del cliente, indossavano probabilmente biancheria di ogni tipo, di colori vistosi e ricca di promettenti trasparenze. I tanti colori di questo abbigliamento si ritroverebbero nell’omonima salsa: il verde del prezzemolo, il rosso dei pomodori,il viola scuro delle olive, il grigio-verde dei capperi, la tinta granato dei peperoncini.
Altri sostengono che l’origine del nome sia da attribuire alla fantasia di una ragazza di vita Yvette la Francese , che si ispirò alle proprie origini provenzali. Yvette, probabilmente, non era dotata solo di fantasia, ma anche di senso dell’umorismo e di un’ironia alquanto caustica, che forse sfruttò per celebrare, attraverso il nome di questo piatto, la professione più antica del mondo.[...] 

Un'altra interpretazione la da  Carola Francesconi nella sua " La cucina napoletana" scrive:
[...] Questi maccheroni, sebbene più ricchi dei loro parenti, si chiamavano alla marinara. Ma subito dopo la seconda guerra mondiale, a Ischia, il pittore Eduardo Colucci, non so come ne' perche', li ribattezzò con il nome con cui oggi è generalmente conosciuto.
Colucci, che viveva per gli amici, d'estate abitava a Punta Mulino - in quel tempo uno degli angoli più pittoreschi di Ischia - in una rustica e minuscola costruzione; camera con cucinino e un terrazzo in mezzo al quale si innalzava un albero di ulivo.
Oltre ai consueti più intimi amici, sfilavano sulla sua terrazza le più svariate personalità italiane e straniere. E lui, dopo aver offerto come aperitivo un fresco e genuino vinello d'Ischia, improvvisava spesso una cenetta a base di questi maccheroni che erano la sua specialità.[...]  Anche il grande Eduardo de Filippo li cita in un suo affascinante e simpatico poemetto gastronomico, " Si cucine cumme vogl''i "



Si t''e ffaie cu l'aulìve
e na vranch''e chiapparielle,
ddoie o tre pummarulelle
te cunzuole.....ma però,

'e Gaeta ll'aulìve,
e vasenicola fresca...
Si vuo' fa' sta puttanesca
io te saccio cunziglià:

aulìve e chiapparielle
ll' 'i''a menà a tiella forte,
nzieme 'a ll'aglio,llà pe' llà;
quanno se so' fatte storte

vide tutt''e chiapprielle
russe russe e spampanate...
Mò nc''e mmine, già schiattate,
ddoie o tre pummarulelle"...


 Consentitemi una piccola divagazione : sono rimasto letteralmente incantato dalla lettura di questo poemetto di Euardo. Ho scoperto un Eduardo allegro, sincero, solare che  ti trasmette  tutto il suo amore per la cucina, cucina piena di fantasia e semplicità. Mi sono riproposto di dedicare un intero post a questo poemetto con una accurata traduzione dalla lingua napoletana ( Atlante linguistico internazionale dell'UNESCO, codificazione ISO  639-3 nap ) .

Veniamo alla preparazione

Ingredienti per 6 persone
500 g spaghetti o linguine o vermicelli
300 g  pomodorini spunzilli o,in inverno,del piennolo. se non li trovate  usate i pachino 
150 g olive nere di gaeta
50 g capperi sotto sale
2 spicchi d'aglio
olio extra vergine d'oliva 
peperoncino
abbondante prezzemolo
sale qb


Preparazione
In una padella fate scaldare l'olio e poi versate l'aglio, i capperi, sciacquati con acqua in precedenza, le olive snocciolate. Fate cuocere per qualche minuto a fuoco vivace,   aggiungete quindi i pomodorini spezzati a mano, il peperoncino e del prezzemolo tritato.Fate cuocere per 10/15 minuti a fuoco moderato.Attenzione nel salare il sugo perché i capperi sono già salati. Fate saltare la pasta, cotta nel frattempo, nel sugo e servite con del prezzemolo tritato.