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domenica 23 giugno 2013

Sfoglia di fior di latte con prosciutto crudo, rucola e pomodorini


Il fior di latte è un formaggio fresco a pasta filata, ottenuto dal latte vaccino. E' un prodotto tipico del meridione : Campania, Puglia, Calabria, Lazio, Molise, Basilicata. La tecnica con cui è ottenuto è simile a quella della mozzarella di bufala. Va mangiato fresco e la forma è variabile a seconda dell'area di provenienza: tondeggiante con o senza testina,treccia, cubo.
La pelle è liscia, lucente e omogenea, color bianco latte. La pasta ha una consistenza morbida e al taglio o ad una leggera compressione, rilascia un liquido lattiginoso. Il suo sapore caratteristico è fresco, di latte con una delicata vena acidula.
Il fior di latte accompagna egregiamente molti piatti della cucina italiana, dagli antipasti ai secondi, senza dimenticare la pizza. Personalmente ritengo che per gustare meglio il fior di latte bisogna mangiarlo, anche se accompagnato ad altri prodotti, evitando la cottura. Oggi propongo una sfoglia di fior di latte con prosciutto crudo, rucola e pomodorini. Vi consiglio di evitare di acquistare le sfoglie di produzione industriale che si trovano nei supermercati, basta andare dal vostro caseificio abituale ed ordinarla. Le dosi della ricetta sono indicative, in quanto potete seguire i vostri gusti. Anche per gli ingredienti per la farcitura potete dar sfogo alla vostra fantasia con abbinamenti di vostra preferenza La sfoglia di fior di latte può essere un gustoso antipasto ma anche un valido secondo.

Ingredienti per 6/8
sfoglia di fior di latte  500 gr
prosciutto crudo  200 gr
rucola  q.b.
pomodorini una decina
olio EVO   q.b.
sale  q.b.

Stendiamo la sfoglia su un foglio di pellicola trasparente che ci aiuterà a comporre il rotolo
 Stendiamo sulla sfoglia il prosciutto crudo

 aggiungiamo la rucola

 poi i pomodorini tagliati a fette

 condiamo con un filo di olio EVO ed un pizzico di sale e, aiutandoci con la pellicola trasparente, formiamo un rotolo che lasceremo riposare in frigo un paio di ore.

 Trascorse le due ore possiamo togliere la pellicola ed il "rotolo" manterrà la sua forma e possiamo tagliarlo a fette  facilmente.Adagiamolo su un piatto da portata accompagnandolo con della rucola e qualche pomodorino.






Per questa ricetta ho usato questo ingrediente FIOR DI LATTE >>  http://www.pioggiastore.it/programmi/prodotti.php?prod=12

lunedì 7 maggio 2012

Parmigiana di melanzane




Jeanne Carole Francesconi, nella sua opera " La cucina Napoletana " così parla della parmigiana di melanzane : " Un'altra gloria della cucina napoletana è la parmigiana di melanzane. Pochi elementari sapori che si completano ed ecco uno squisito piatto, saporito ed appetitoso. che bene si addice all'estate ".
La parmigiana di melanzane è un piatto originario della Campania e, nelle sue molteplici varianti, è presente in tutto il sud Italia, e particolarmente in Sicilia, che ne ha ottenuto il riconoscimento come " prodottoagroalimentaretradizionale ". Diciamo che le due regioni, la Sicilia e la Campania, si contendono la paternità della ricetta. La parmigiana è un cavallo di battaglia della cucina Palermitana e Napoletana. Le differenze tra le due preparazioni non sono trascurabili : a Palermo si usa il caciocavallo semi stagionato ed il pecorino grattugiato. A Napoli è d'obbligo il fior di latte o la provola affumicata ( con almeno un giorno di " riposo 2 in frigorifero per evitare che in cottura rilascino troppo liquido ) ed il parmigiano grattugiato. Certamente i Siciliani hanno una ben più antica tradizione nell'utilizzo delle melanzane e ne fanno derivare il nome dal termine dialettale " parmiciana " che indica l'insieme delle listarelle di legno delle persiane.
Effettivamente, le melanzane, originarie dell'India, furono introdotte in Europa dagli arabi,nel corso del Medio Evo. I siciliani, che subirono il dominio arabo tra il nono e l'undicesimo secolo, furono i primi a conoscere e a mangiare le melanzane. Ma il termine "parmigiana, secondo alcuni studiosi, era già presente nel basso Medio Evo per indicare delle preparazioni tipo torte ripiene di carni o pesce, fritti, disposti a strati, chiusi da un involucro di pasta. Quindi certamente parliamo di una cucina " ricca", mentre l'utilizzo di verdure fritte e disposte a strati appartiene certamente ad una tradizione di origini più popolari, infatti in quel contesto storico, la cucina povera era quasi esclusivamente vegetariana.Dicevo che in Sicilia si usa il pecorino, mentre la cucina classica napoletana, specialmente quella nobiliare, faceva un largo uso del parmigiano,ed era piena di preparazioni definite " alla parmigiana ", dove gli ingredienti, disposti a strati, sono conditi con parmigiano e varie salse e stufati al forno. C'è da dire però che la melanzana è stata accompagnata per lungo tempo, dalla cattiva fama di essere tossica, quindi la sua diffusione in Europa inizia realmente intorno alla metà del XVIII secolo. Solo allora comincia ad essere di uso comune sulle tavole del popolo prima, poi su quelle dei nobili. Un indizio importante per cominciare a datare con certezza la nascita di questo piatto è la presenza di un ingrediente importante : il pomodoro.Anche il pomodoro, arrivato in Europa con la scoperta delle Americhe, ha avuto lo stesso destino della melanzana, affermandosi sulle tavole Europee solo nel XVIII secolo. Possiamo quindi dedurre che la nascita di questo piatto sia da collocarsi tra la fine del XVIII secolo e l'inizio del XIX: Individuato il periodo storico della sua comparsa, vediamo di capire dove, e qui la Campania e Napoli in particolare, possono reclamarne tranquillamente la paternità. Nel suo celebre trattato " Il cuoco galante ", Vincenzo Corrado, di origini pugliesi,che prestò servizio nelle più prestigiose case nobiliari di Napoli, tra il XVIII ed il XIX secolo, troviamo la prima ricetta che, per molti versi, è riconducibile a ciò che noi oggi definiamo " parmigiana ". Probabilmente questa preparazione era,originariamente, tipica delle zucchine. Nell'unica ricetta dedicata alle melanzane,allora chiamate " Petronciani ", il Corrado suggerisce di prepararle come le " zucche, pastinache e  pomodori. Vediamo :
Zucche lunghe alla parmigiana
" Le zucche lunghe devono essere ne troppo grandi ne troppo piccole. Prima di cuocerle bisogna raderle d'intprno e tagliarle in sottili fette rotonde, poi spolverarle di sale per qualche tempo acciocché mandino fuori un certo cattivo umore e si renda la loro carne piechevole da usarla in quella maniera che si dirà, si spremono fra le mani o fra due tondi si infarinano e  si friggono nello strutto. Si servono su un piatto frammezzate de parmigiano e butirro, coverte con salsa gialla d'uovo e butirro, rassodate in forno. " 

" I petronciani, per usarli, bisogna pulirli della corteccia e poi darli una lavata per toglierli una certa malignità che potrebbe nuocere. Spolverarle di sale per estrarne il cattivo umore. Bianchiti li petronciani si possono servire in tute quelle maniere che furono esposte parlando delle zucche,pastinache e pomodori. " 
Per trovare il primo esempio di ricetta di melanzane alla parmigiana dobbiamo rifarci ad Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvicino, nella sua " Cucina casareccia in dialetto napolitano " appendice della " Cucina teorico pratica " .( 1839  )
Ecco la ricetta :
Molignane alla parmisciana
" Piglia chelle belle molignane nere, le lieve la scorza e ne faie felle felle. Po le miette ncoppa a lo bancone a scolare, a scolare co lo sale per miezo, co no mortaro ncoppo per pisemo per nce fa scolà chell'acqua amara, doppo le spriemme bone e le farraje fritte, e po l'accungiarraje dint' a no ruoto a felaro a felaro, co lo caso grattato, vasenecola ntretata e brodo de stufato o co la sauza de pommodore e co lo tiesto ncoppa, le farraje stufà. "

Dopo queste riflessioni ritengo che il termine " melanzane alla parmigiana " sia quello che storicamente indica una preparazione tradizionale della cucina Napoletana e il cui nome deriva dall'uso che si fa in essa del formaggio parmigiano.
Non me ne vogliano i " fratelli " Palermitani e Siciliani, le loro melanzane alla parmigiana, che ho avuto il piacere di mangiare durante le molti estati trascorse a Palermo, sono squisite, come è ottima tutta la loro cucina, ma, appunto, sono melanzane alla parmigiana. La parmigiana di melanzane, " a parmiggiana e mulignane " la si mangia a Napoli!
Veniamo alla ricetta della parmigiana così come la tradizione vuole.

ingredienti per 4
Melanzane napoletane  ! Kg
Pomodori  San Marzano freschi  1,5 Kg  ( o ! bottiglia di passata e 1 scatola di polpa di pomodoro )
Fior di latte  7oo gr
Olio EVO  qb
parmigiano reggiano grattugiato  50 gr
basilico abbondante
olio arachidi per frittura
uno spicchio d'aglio.
sale  qb

Lavate e tagliate a pezzi grossolani i pomodori, fate soffriggere l'aglio in poco olio Evo. Una volta imbiondito, togliete l'aglio e aggiungete i pomodori, un dito d'acqua e qualche foglia di basilico.Portate a bollore e cuocete per circa 15 minuti, Passate po i pomodori al passaverdura. Rimettete quindi sul fuoco il passato di pomodoro , aggiustatelo di sale e lasciatelo addensare a fuoco dolce  fino ad avere una consistenza cremosa. Se usate il passato e la polpa in scatola allora basta una sola cottura : dopo aver soffritto l'aglio, toglietelo e  aggiungete passato e polpa, mezzo bicchiere d'acqua, il basilico e il sale  e continuate la cottura a fuoco dolce fino a quando il sugo avrà la consistenza desiderata: Non è necessario usare molto olio, ne basta pochissimo, perché le melanzane, durante la fase di frittura, assorbono molto olio,che rilasceranno nella cottura in forno.
Lavate le melanzane, asciugatele e tagliatele, nel senso della lunghezza, in fette di circa 1/2 cm di spessore.Non metto le melanzane tagliate a "spurgare " con il sale perché, ormai, le melanzane sono molto più dolci di una volta. Portate a temperatura l'olio di arachidi in una padella e friggete le fette di melanzane , togliendole quando avranno un bel colore dorato. Mettetele su della carta da cucina per far assorbire l'oilio in eccesso.
Tagliate a fette il fior di latte che avrete tenuto almeno un giorno in frigorifero per farlo " asciugare ". In una pirofila da forno versate sul fondo un mestolo di salsa di pomodoro, poi uno strato di melanzane, il fior di latte tagliato a fette, qualche foglia di basilico e uno strato di salsa di pomodoro. Continuate così fino ad esaurire gli ingredienti ricordandovi però che l'ultimo strato deve essere di melanzane su cui verserete ancora della salsa di pomodoro ed una abbondante spolverata di parmigiano grattugiato che, nella cottura al forno, si trasformerà in una piacevole crosticina. Infornate inforno preriscaldato a 200° e cuocete per circa 40 minuti.Quando si sarà formata una crosticina sulla superficie, spegnete il forno e lasciate riposare la parmigiana nel forno aperto : più la fate riposare più sarà buona e compatta.La si può mangiare tiepida , ma anche fredda è buona. é un valido secondo piatto ma può rappresentare anche un piatto unico o una valida soluzione per un pic nic : messa tra due belle fette di pane cafone, anche fredda, vi assicuro che è qualcosa da non perdere! 
























Con questa ricetta partecipo al contest Portami con te...cosa metto dentro a Enjoi ? indetto dal blog pensieri e pasticci... di una mamma in cucina e dalla Ditta Enjoy                                                                              al contest io amo le verdure del blog  Fiori di rosmarino
ed al contest Geografia in tavola : ricette d'Italia del blog  Le leccornie di Danita 




lunedì 15 agosto 2011

Timpano do' Vesuvio


Oggi, giorno di ferragosto, sono  a casa e ho deciso di prepararmi un piatto particolare. La cucina napoletana, quella del popolo, quella  di tutti i giorni, era essenzialmente povera, semplice. Ma il popolo napoletano, per rifarsi dalla quotidianità di una cucina fatta di pane, verdure e qualche condimento, è stato capace di elaborare, con fantasia, sapienza e passione, una cucina " ricca " per i giorni d festa e le ricorrenze. Spesso prendeva spunto dalla cucina degli aristocratici e della corte regnante dell'epoca. I risultati erano così soddisfacenti che le case regnanti obbligavano  cuochi a servizio a ripetere queste creazioni, arricchendo anche le ricette con elementi di gran pregio e fattura. Uno dei componenti principali della cucina napoletana era ed è la pasta. A partire dal XVII secolo, con l'introduzione del pomodoro, la pasta a Napoli ebbe uno sviluppo dirompente. Nella cucina popolare la pasta trova mille utilizzi e combinazioni, perché i napoletani, con sapienza e fantasia, hanno saputo accorpare questo alimento,  molto povero se considerato da solo, agli innumerevoli prodotti della terra e del mare campano. Accanto ai piatti "poveri" a base di pasta come i semplici " aglio e uoglio" troviamo quelli con il ragù, quelli con vari ortaggi o verdure e quelli a base di pesce o frutti di mare. Una citazione particolare la meritano i timballi, ampiamente descritti dal Cavalcanti e dal Corrado  nelle loro opere.
Cavalcanti parla del timballo non come un semplice piatto ma come la somma di tutte le golosità : ragù, polpette, funghi, piselli, il tutto imbrogliato con piccoli maccheroni, mozzarella prosciutto....e mi fermo qui!
Il  " timpano do' Vesuvio" è un timballo di bucatini, condito con ragù, carne macinata, salsiccia, mozzarella, uova sode, tutto racchiuso in un involucro di pasta frolla e cotto al forno. La ricetta prevede l'uso della pasta frolla, io ho usato della pasta brise' che avevo già in dispensa e che, a mio modesto avviso, ritengo più indicata per queste preparazioni.

Ingredienti per 4 perone ( serve una teglia dal diametro di 24 cm )

300 g bucatini                                                                                                                                              1 kg pomodori san marzano ( in alternativa una bottiglia di passato di pomodoro)
300 g di fior di latte ( tenetelo almeno 1 giorno in frigo per fargli perdere l'ascqua )
200 g carne macinata
300 g salsiccia + 2 salsicce per il sugo
3 uova sode
2 confezioni pasta brisè o frolla ( se non avete tempo di prepararla voi)
olio EVO  qb
parmigiano reggiano  qb

Preparate con i pomidori un semplice sugo . Io l'ho preparato con due salsicce per renderlo più saporito, salsicce che poi ho utilizzato come secondo piatto. Cuocete in una padella, con un po d'olio, le salsicce e la carne macinata. Portate a bollore l'acqua per i bucatini e scolateli a metà cottura. Preparate le uova sode.    



Foderate  una teglia  precedentemente unta con burro e infarinata,  con la pasta brisè. Scolate la pasta e versatela in una zuppiera. e conditela con un terzo del sugo di pomodoro, aggiungete la carne macinata e le salsicce tagliate a fettine. Mescolate il tutto e versatene la metà nella teglia. Aggiungente quindi le uova sode tagliate a spicchi e  il fior di latte tagliato a fette. Aggiungete il rimanente della pasta, il sugo rimasto, abbondante parmigiano grattugiato e chiudete tutto con l'altro disco di pasta brisè.         Infornate in forno preriscaldato a 180° per circa 35/40 minuti, o, comunque, quando la pasta brisè sarà cotta. Sfornate il timballo, lasciatelo raffreddare una decina di minuti e, su un piatto di portata, servitelo a tavola e...godetevi questa prelibatezza!