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mercoledì 6 novembre 2013

Ndunderi, una pasta che "viene da lontano"


Minori , meraviglioso borgo marinaro della costiera Amalfitana, ricco di acqua grazie al torrente Farinola o Reginna minor (come lo  chiamavano  i romani) , ha una ricca ed antica tradizione pastaia.Tutti ritengono, a giusto titolo, Gragnano capitale della pasta, ma pochi sanno che furono i pastai di Minori, che nel 700 valicarono i monti lattari,  giunsero a Gragnano e,  con l'utilizzo di un macchinario chiamato " marchingegno ", diedero inizio alla produzione industriale della pasta.
Veduta di Minori
I formati tradizionali di pasta che ancora oggi le massaie di Minori preparano in casa sono : gli ndunderi, sorta di gnocchi giganti preparati con farina,uova,ricotta ed altri ingredienti ; i ricci o fusilli, lavorati con un ferro sottile e le lagane, simili alle pappardelle.
Di questi tre tipi di pasta certamente il più antico è rappresentato dagli  Ndunderi. Questo tipo di pasta, rigorosamente fatto a mano, pare sia la variante delle " Palline latine ", di origine romana, alimento a base di farro e latte cagliato. I pastai di Minori ne modificarono la ricetta che, attualmente, prevede , per l'impasto, l'uso di : farina, ricotta, uova,formaggio di vacca grattugiato, noce moscata sale e pepe. Lo " ndundero " è il piatto tradizonale per la festa di Santa Trofimena, protettrice di Minori.  L'UNESCO ha riconosciuto gli Ndunderi come una delle prime paste alimentari codificate.
Il condimento ideale per questa antichissima pasta è un ragù di carne molto denso, ma si possono usare altri tipi di salse come ,ad esempio un pesto composto da erba finocchietto, prezzemolo e noci di Sorrento, o salse a base di pomodorini del piennolo.

Ingredienti per 4
Ricotta di mucca fresca setacciata  250 gr
tuorli d'uovo  3
farina tipo 00    200 gr
formaggio di vacca grattugiato  1 cucchiaio
noce moscata  una spolverata
sale e pepe qb

Mettiamo sulla spianatoia la farina a fontana, aggiungiamo i tuorli d'uovo, la ricotta setacciata,il formaggio grattugiato, la noce moscata il sale ed il pepe.

Amalgamiamo per bene e lavoriamo l'impasto fino a che diventi morbido e compatto. Dopo aver lavorato l'impasto, rigorosamente a mano, lo riduciamo in un lungo cordone non molto sottile
Tagliamo  il cordone a tocchetti grandi 2 o 3 volte uno gnocco, quindi, uno per volta, li facciamo scivolare sulla concavità di una grattugia o su una forchetta o sull'apposito attrezzo per gli gnocchi ( pettine ) per renderli concavi
Abbiamo ottenuto gli ndunderi che vanno cotti in abbondante acqua salata per 13/15 minuti

Per condire gli ndunderi ho usato questa salsa.

Ingredienti
 Cipolla bianca  di piccole dimensioni  1/2
aglio  1 spicchio
guanciale  100 gr
vino bianco  1/2 dc
pomodorini del piennolo  400 gr
pecorino e parmigiano grattugiati
provolone del monaco  50 gr

Rosolate la cipolla e l'aglio in una padella con l'olio.Aggiungete il guanciale tagliato a julienne e qualche foglia di basilico, bagnate col vino bianco e fate evaporare Unite quindi i pomodorini aperti con le dita e cuocete per circa 5/6 minuti. a fuoco moderato. Terminata la cottura salate e pepate.
Fate saltare per qualche minuto gli ndunderi, cotti in abbondante acqua salata per 13/15 minuti, nella padella con la salsa preparata. Impiattate quindi con una spolverata di formaggio grattugiato e guarnendo con una fogliolina di basilico ed il provolone tagliato a julienne. Buon appetito!





lunedì 8 ottobre 2012

"Pane cuotto" per non mangiare da solo!

Il Blog " Lo spilucchino " insieme alla Ong " Progettomondo.Mlal è promotore di un contest  a sostegno della campagna Io non mangio da solo! . L'idea è quella di preparare un calendario con le foto più significative inviate dai partecipanti , e  un ricettario di piatti che abbiano come ingrediente il pane, l'alimento per eccellenza. Non ci saranno vincitori per questo contest, anzi, mi correggo, tutti coloro che vi partecipano, vinceranno un " sorriso " dei bambini delle scuole dell'America Latina o dell'Africa a cui avranno contribuito a dare  un pasto al giorno, o accesso  all'acqua potabile
 C'è tempo fino al 16 ottobre, partecipate,  NON MANGIAMO DA SOLI !!
Ho pensato, per dare il mio contributo, di ripresentare una ricetta che rappresenta un classico della cucina povera non solo Campana ma di tutta la tradizione contadina , un mondo dove nulla si buttava, specialmente il pane che, anche se duro, raffermo, trovava il suo giusto utilizzo. Questo Pane cuotto, era tipico dei pastori delle montagne Picentine, nel salernitano.
 Pane cuotto con patate

Ingredienti
patate 3/4
pane raffermo a fette
acqua 1/2 L
sale qb
olio EVO qb
aglio  uno spicchio
peperoncino
parmigiano o pecorino grattugiato

Fate bollire, in una pentola, 1/2 L di acqua con un cucchiaio di olio EVO. Sbucciate le patate e tagliatele a fette sottili. Versatele nella pentola che bolle e portatele a cottura. Quando saranno cotte aggiungete le fette di pane , un pizzico di sale e continuate la cottura, mescolando sempre, fino ad avere un composto denso e cremoso.
Fate soffriggere, in una padella con due cucchiai d'olio l'aglio e il peperoncino. Appena l'aglio imbiondirà toglietelo e versate l'olio nella pentola con il pane e le patate e fate ancora cuocere per circa 5 minuti. Spegnete e lasciate riposare per qualche minuto. Servite quindi il Pane cuotto con una abbondante spolverata di formaggio  grattugiato.



venerdì 28 settembre 2012

Lagane e ceci


Lagane e ceci, pasta e cicere, lampe e tuone, lo possiamo chiamare in quanti modi vogliamo,resta sempre un meraviglioso piatto di pasta e legumi,  nonostante la sua vetusta età ( qualche millennio ).Le lagane sono un tipo di pasta fresca molto diffuso nel sud Italia, particolarmente in Campania, Basilicata, Calabria e Marche. Possiamo definirle le antenate delle attuali lasagne. L'impasto è composto da farina di semola,acqua e sale. Dopo averlo lavorato con le mani e fatto riposare, lo si stende con il " laganaturo " , termine in lingua napoletana che sta ad indicare un cilindro di legno lungo circa 50 cm e dal diametro di 4/5 cm col quale si stende l'impasto sulla spianatoia, in pratica l'attuale " matterello ".La loro forma è simile alle pappardelle, solo più larghe ( 4 cm ) e più corte ( 7/10 cm ).
Dicevo di origini antichissime : mi basta citare Orazio, nelle satire ( VI, I libro ) " ...inde domum me ad porri et ciceris refero laganique cantinum " " quindi me ne ritorno a casa per mangiare una scodella di porri, ceci e  lagane " ! Nel napoletano è abitudine cuocere la pasta direttamente nei legumi preparati in precedenza, quindi dopo aver preparato le lagane, le si fanno cuocere in una zuppa di ceci .
Perchè  a Napoli  la tradizione vuole che  questo piatto si chiami  " lampe e tuone " ?? Si tratta di un simpatico riferimento al temporale viscerale che questo legume provoca durante la digestione.

Ingredienti per 4 
per le lagane
300 g farina di semola
100 g farina00
acqua
un pizzico di sale

per la zuppa di ceci
ceci 400 g
guanciale  100 g
aglio uno spicchio
olio EVO qb
sale pepe qb
prezzemolo tritato
un pizzico di bicarbonato

Procedimento
Disporre sulla spianatoia le farine ed impastarle con un acqua tiepida ed un pizzico di sale. Lavorare l'impasto con le mani sino ad ottenere una pasta elestica ed asciutta. Fatela riposare per circa un ora. Stendere la pasta con il " laganaturo" ( matterello )  ottenendone una sfoglia di circa 3 mm di spessore, dalla quale ricaverete delle strisce di circa 4 cm di larghezza, che taglierete ad una lunghezza di 7/10 cm.



Prepariamo la zuppa di ceci
Dopo averli tenuti a bagno in acqua con un pizzico di bicarbonato per almeno 12 ore, lavateli accuratamente e fateli cuocere in acqua abbondante per non meno di 150 minuti. In una padella fate soffriggere nell'olio EVO uno spicchio d'aglio. Quando sarà imbiondito toglietelo ed aggiungete il guanciale fagliato a dadini. Quando anche il guanciale sarà imbiondito versate il tutto nella pentola con i ceci. Aggiungete un po di prezzemolo tritato , regolate di sale e portate a bollore, aggiungendo, se necessario, un po d'acqua.
Quando bolle calate le lagane e portate a cottura.Quando saranno cotte al dente, spegnete il fuoco, aggiungete, se necessario il sale, una spolverata di pepe e prezzemolo tritato. Fate riposare per qualche minuto. Impiattate, quindi, versando sul piatto un filo di olio EVO e...buon appetito!!





Con questa ricetta partecipo al contest del Molino Chiavazzi " Mani in pasta - le paste regionali parte III



martedì 3 luglio 2012

Calamarata di Gragnano con ciurilli su crema di zucchine


La calamarata è un formato di pasta di Gragnano appartenente alla famiglia dei paccheri. Gragnano è una cittadina in provincia di Napoli, situata nel cuore dei monti Lattari, dove dal XVI secolo si produce pasta Favorita dalla sua posizione geografica al centro dei monti Lattari, dalle sue condizioni climatiche, con una leggera aria umida che favorisce l'essiccazione della pasta è il luogo ideale per la produzione "dell'oro bianco ".
Questo formato di pasta si chiama calamarata perché ricorda, nella forma, gli anelli di calamaro. Il suo consumo ideale è accompagnata da sughi a base di pesce e/o frutti di mare, ma anche l'utilizzo di sughi a base di carne o di verdure danno dei buoni risultati. La ricetta che vi propongo è alquanto semplice ma molto gustosa, dove la pasta si confonde con i calamari tagliati a rondelle.

ingredienti per 4
pasta tipo calamarata  400 g
calamari tagliati ad anelli  400 g
zucchine di media grandezza 2  ( circa 200/250 g )
fiori di zucca freschissimi  10
peperoncino  1
sale pepe olio EVO aglio   qb

procedimento
Lessate, preferibilmente a vapore le zucchine. Frullatele poi con un po di olio EVO, un pizzico di sale due fettine sottili di aglio fino ad ottenere una crema. In una larga padella fate imbiondire nell'olio un mezzo spicchio d'aglio ed un peperoncino, aggiungete quindi gli anelli di calamaro e , se gradite, anche i tentacoli tagliuzzati. Fate rosolare per qualche minuto poi aggiungete i fiori di zucca sfilacciati  e portate a cottura, se necessario aggiungete un dito di acqua. Se i calamari non sono molto grandi basteranno una decina di minuti.
Quando la pasta sarà cotta, molto al dente, versatela nella padella e fate saltare per qualche minuto. Impiattate quindi, versando sul fondo di ogni piatto, uno strato di crema di zucchine ben calda e...buon appetito!!







domenica 15 aprile 2012

Mezze maniche con pesce spada,melanzane e provola

Si tratta di un piatto di facile preparazione, molto corposo ma, allo stesso tempo, dal sapore delicato dovuto alla presenza della menta fresca che da al piatto " leggerezza " ed un intenso profumo. La pasta condita con pesce spada e melanzana appartiene alla tradizione della cucina siciliana, terra a me molto cara e che fa riaffiorare nella mia mente tanti bei ricordi legati alla mia adolescenza, a tante indimenticabili estati trascorse sulla spiaggia di Mondello facendo colazione con un panino farcito con le meravigliose panelle e i "cazzilli" ...e mi fermo qui con i ricordi. In fondo Napoli,Palermo e la Sicilia tutta hanno tante affinità nella gastronomia, nella tradizione,ma di questo, magari, ne parleremo un altra volta. Torniamo al nostro piatto: questo tipo di preparazione è molto diffuso anche nel napoletano,specialmente nella costiera Sorrentina, con qualche variazione rispetto alla tradizione siciliana, ad esempio l'aggiunta della provola o il formato della pasta.

Ingredienti per 4
Pasta tipo mezze maniche  gr 350 ( vanno bene anche  paccheri o gli scialatielli )
una fetta di pesce spada 400 gr
pomodorini  gr 400
provola affumicata  gr 300
2/3 melanzane
1/2 bicchiere vino bianco
aglio   1 spicchio
olio EVO qb
sale  pepe
un mazzetto di menta fresca

ecco gli ingredienti
 Procedimento
Tagliate a cubetti le melanzane e friggetele inipadella. Togliete la pelle esterna al pesce spada e tagliatelo a dadini di circa 2 cm: Fate soffriggere l'aglio  in un tegame nel quale " salterete " la pasta, Aggiungete il pesce spada, appena cambierà colore, versate il vino bianco e fate sfumare.Sfumato il vino aggiungete i pomodorini tagliati e cuocete per 7/8 minuti. Aggiungete quindi le melanzane, salate, pepate e fate cuocere ancora un paio di minuti.Quando la pasta sarà cotta, scolatela, versatela nel tegame con il pesce e fatela saltare qualche minuto aggiungendo la provola tagliata a dadini e una bella manciata di menta in spezzettata, impiattate e gustatevi questa bontà!


sabato 17 dicembre 2011

caserecce con funghi, pancetta e piselli


Si tratta di una mia personalissima interpretazione del classico sugo alla boscaiola.

Ingredienti per 4 
350 g pasta tipo caserecce
1 cipolla piccola
100 g pancetta tesa
100 g prosciutto crudo a fettine
300 g piselli
500 g funghi champignon o misti
olio EVO  qb   
sale pepe
pecorino grattugiato
prezzemolo

procedimento
tritate la cipolla e fatela imbiondire in una padella con olio EVO. Tagliate a cubetti la pancetta e tritate grossolanamente il prosciutto crudo, tenendone da parte un paio di fettine intere. Aggiungete la pancetta e il prosciutto alla cipolla e fate soffriggere per qualche minuto. Aggiungete i piselli, 1/2 bicchiere d'acqua e fate cuocere qualche minuto. A questo punto unite i funghi, coprite con un coperchio e fate cuocere per una decina di minuti. Aggiungete i pomodorini tagliati a metà e cuocete per altri 5/6 minuti. In una padella anti aderente fate tostare le due fettine di prosciutto che avrete tagliato a listarelle e tenetele in caldo. Versate nella padella la pasta che nel frattempo avreste cotto  e fate saltare per qualche minuto con una manciata di pecorino grattugiato e prezzemolo tritata, impiattate, aggiungete in ogni piatto qualche pezzetto di prosciutto tostato e...buon appetito!

martedì 26 luglio 2011

cozze " in culla "

La cucina napoletana affonda le sue radici nel periodo greco- romano e, nel corso dei secoli, si è arricchita con l'influenza delle varie culture che si sono susseguite nel corso delle varie dominazioni della città e della regione.
 Un punto fondamentale è rappresentato dalla fantasia e dalla creatività del popolo napoletano nel realizzare tanti piatti che sono, ancora oggi, presenti nella tradizione culinaria della città.
Come capitale del regno la cucina di Napoli ha assorbito molte tradizioni  culinarie del territorio circostante, rggiungendo un perfetto equilibrio tra piatti di mare ( pesci, molluschi, crostacei ) e piatti di terra ( pasta, formaggi, verdure ). Con la dominazione francese e quella spagnola abbiamo una distinzione tra la cucina aristocratica e quella popolare. Oggi vi parlerò di una ricetta ormai quasi completamente dimenticata , risalente al periodo del regno di Napoli e delle due Sicilie, quindi parliamo del periodo tra il 1700 e la prima metà del 1800. Durante il suo lunghissimo regno, 1751 - 1825 , Ferdinando di Borbone, chiamato dal popolo Re Lazzarone o Re nasone, amava frequentare in incognito il popolo, ( i cosiddetti lazzari ) . Anche se appartenente alla dinastia spagnola dei Borbone, era un napoletano verace essendo nato e cresciuto a Napoli. Se la consorte di Ferdinando, la regina Maria Carolina d'Austria, si divertiva sfornando, nei pomeriggi d'estate, numerose pizze di cui era ghiottissima, da un forno a legna fatto costruire appositamante nella reggia di Capodimonte, per la felicità anche dell'intera corte, re Ferdinando si divertiva con la pesca : andava a pescare nelle acque davanti alla collina di Posillipo  che erano ricche di pesce. Una volta a riva  riusciva a contrattare e vendere ai suoi sudditi il pescato. J. Garani , nel suo libro " Segrete memorie e criticismo della corte" pubblicato nel 1793, racconta " 
"Ferdinando non era solito prestare confidenza a nessuno, ed essendo questa l'unica occasione in cui i suoi sudditi potevano avvicinarlo, si arrivò ad un vero divertimento quando iniziò la vendita del pescato. Egli cercò di vendere ad un prezzo possibilmente alto, afferrando il pesce con le mani e mostrandolo ancora guizzante. I Napoletani iniziarono a trattare il sovrano con moltissima familiarità e lo ingiuriavano persino con volgarità grossolane. Ferdinando si divertì tanto per i loro lazzi e spesso rise di buon grado. Dopo la vendita ritornò a corte e raccontò alla regina tutto sulla pesca e sul denaro guadagnato. La somma fu poi devoluta ai poveri".
Re Ferdinando amava particolarmente un piatto che faceva preparare con le cozze da lui pescate: le cozze in culla : semplici pomodori tagliati a metà, svuotati della polpa e riempiti di cozze. Prima della cottura in forno venivano cosparsi con un misto di capperi, prezzemolo e aglio tritati, origano e molta mollica di pane per dare un colore dorato una volta cotti.


ingredienti per le cozze in culla
per 6 persone
2 Kg di cozze
12 grossi pomodori tipo sorrento o costoluti
100g capperi dissalati, lavati e tritati finemente
prezzemolo 
aglio
origano
pane grattugiato
olio extra vergine di oliva
sale

preparazione


Lavare, spazzolare le cozze ed eliminare bisso ed incrostazioni. Sistemarle in un'ampia pentola con coperchio, e senza aggiungere acqua, farle aprire a fuoco vivace. Prelevate i frutti dalle valve e metteteli in una terrina, coperti dal liquido che le cozze hanno prodotto, preventivamente filtrato.
Lavate ed asciugate i pomidori e tagliateli orizzontalmente verso l'alto. Svuotateli della loro polpa e capovolgeteli su di un canovaccio, lasciandoveli per alcuni minuti in modo di far perdere buona parte del liquido di vegetazione.

Preparate un trito con i capperi, il prezzemolo, l'aglio. Disponete i pomodori in una teglia, uno accanto all'altro, con la bocca in alto. Versate nella teglia tutto il liquido di apertura delle cozze. Salate i pomidori ed aggiungete  un pizzico di origano e riempiteli con le cozze sgusciate. Cospargete sopra il trito di capperi, prezzemolo ed aglio, irrorate con l'olio e cospargete,per completare, il pane grattugiato.

Ponete la teglia in forno preriscaldato a 180° e cuocete per circa 30/35 minuti, fino a che non si formi una crosticina dorata. Servite caldi.






domenica 17 luglio 2011

uova in purgatorio " ova 'mpriatorio"


Le uova in purgatorio rappresentano un tipico esempio di cucina casereccia e tradizionale di un tempo, ma anche di oggi. Si tratta di un piatto presente nelle tradizioni  non soltanto di Napoli ma un po di tutta l'Italia centrale e meridionale.Questo piatto, per la sua facilità racchiude in se semplicità e gusto ricco. Cerchiamo di capire da dove spunta fuori il nome: ova 'mpriatorio. A Napoli, da secoli, è molto sentito il culto delle anime del purgatorio o "anime pezzentelle". Nei vicoli del centro storico vi sono molte edicole votive dedicate ai vari santi, e quasi in ognuna di esse vi è un angolino dedicato alle anime del purgatorio. Esse sono raffigurate da figure bianche avvolte dalle fiamme. Le uova sono un po come le anime che fuoriescono dai pomodori rossi come le fiamme e tentano di fuggire: sono le "ova 'mpriatorio" !
anime del purgatorio nelle edicole votive







ma veniamo ora alla semplicissima realizzazione di questo squisito piatto
ingredienti per 4 persone
- 8 uova
- 500 g di pomodori pelati
- mezza cipolla, uno spicchio d’aglio
- olio extra vergine di oliva
- sale, pepe, prezzemolo o basilico


preparazione
in una padella o un largo tegame, soffriggere la cipolla e l'aglio nell'olio. Aggiungere quindi i pomodori pelati e far cuocere, a fuoco lento,  per una decina di minuti.. Quando la salsa sarà cotta,praticate in essa dei piccoli incavi e versate in ognuno un uovo, coprite con un coperchio e cuocete a fuoco basso sino a che l'albume  risultarà bianco e sodo e il tuorlo ancora morbido. Salate,pepate e impiattate. Per decorare qualche foglia di  basilico e, se lo gradite, una spruzzata di parmigiano e... buon appetito!


sabato 18 giugno 2011

Sua Maestà ' O rraù


Un tempo, il pranzo della domenica, era sentito come un rito sacro.Un pranzo tradizionale della domenica prevedeva cibi poveri, popolari. Su ogni tavola non poteva mancare il ragù, salsa utilizzata per condire la pasta, esattamente come il ragù  bolognese, ma con caratteristiche e preparazione molto diverse. 'O raù, come del resto tutto il cibo, a Napoli è parte integrante della cultura popolare, quindi il ragù napoletano non poteva non essere presente nelle opere di tanti artisti. Mi basta ricordarne solo uno: Eduardo De Filippo. Nella sua commedia " sabato, domenica e lunedì " gli dedica una poesia:
'O 'rraù
'O rraù ca me piace a me
m'o ffaceva sulo mammà.
A che m'aggio spusato a te,
ne parlammo pè ne parlà.
io nun songo difficultuso;
ma luvammel' a miezo st'uso

Si va buono: cumme vuò tu.
Mò ce avessem' appiccecà?
Tu che dice? Chest' è rraù?
E io m' 'o mmagno pè m' 'o mangià...
M' 'a faja dicere na parola?
Chesta è carne c' 'a pummarola.   

                                                           

giovedì 9 giugno 2011

" O zuffritto "

La zuppa di soffritto, o zuppa forte, è un piatto tipicamente invernale di antichissima tradizione. Si tratta di una zuppa che può essere inserita tra le ricette di "cucina povera" perché nasce dalla esigenza di utilizzare tutte le parti degli animai macellati. Infatti l'ingrediente principale sono le interiora del maiale, cioè polmone,cuore, reni, milza,  trachea, cotenna, scarti carnei, lardo.Oggi il soffritto lo troviamo in quasi tutte le macellerie, basta aggiungere dell'acqua, scaldare sul fuoco e...pronto. Certo farlo in casa richiede un po di tempo ma, senza nulla togliere a quello che si trova in macelleria, certamente otterremo un risultato se non superiore, almeno uguale a quello che si trova in commercio,  con a sicurezza, non trascurabile, della genuinità degli ingredienti. Inoltre penso a tutti quei napoletani sparsi per il mondo, e credetemi sono tanti, che non mangiano " o zuffritto" da tanto tempo, perché  lo si trova solo a Napoli:: leggendo questa ricetta son sicuro che immediatamente si metteranno ai fornelli e prepareranno un zuppa forte o un vermicello col soffritto. Si perché questa zuppa può essere usata anche per condire la pasta, con dei risultati eccellenti.

Ingredienti per 8

1 chilo e mezzo di frattaglie di maiale
6 cucchiai di concentrato di pomodoro
un chilo di passata di pomodoro
6 cucchiai olio extra vergine
150 gr sugna
3peperoncini forti 
5 foglie di lauro
1 rametto rosmarino
sale qb

preparazione
Lavate accuratamente le frattaglie, tagiatele a quadratini e tenetelo per un paio di ore in acqua fresca, che avrete l'accortenza di cambiare di tanto in tanto, fino a quando non apparirà più arrossata di sangue. Sciacquate per bene ulteriormente il soffritto, asciugate accuratamente tutti i pezzi di carne .In una pentola capiente e dal fondo largo, fate riscaldare la sugna e l'olio, po vi aggiungete le frattaglie tagliate  e le fate rosolare a fuoco vivace. Quando il tutto sarà rosolato aggiungete il concentrato  di pomodoro diluito con un po di acqua tiepida, il passato di pomodoro, il lauro, il rosmarino, il peperoncino e il sale. Abbassate la fiamma, fate cuocere per circa 5 minuti e poi versateci 2 bicchieri d'acqua. Tutto deve cuocere per 2 ore almeno a fuoco lento, girando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno per evitare che attacchi sul fondo. Se necessario, durante la cottura, aggiungete ancora acqua. L'aspetto finale sarà simile ad uno spezzatino affogato in un sugo profumatissimo e denso, e lo potrete servire come zuppa accompagnato o da crostini di pane raffermo o fette di pane fresco casereccio. o come condimento per la pasta tipo vermicelli o linguine.